La ricerca della felicità

Cara lettrice e caro lettore, è da molto che non scrivo più qui, in effetti sono arrivato proprio all’ultimo per scriverti il post di febbraio però fra poco ti spiegherò tutto…

Da dove posso iniziare? Ah sì, giusto! Ti dico da dove è nato questo post… È nato qualche giorno, forse due settimane fa addirittura, quando mi sono accorto che il lavoro che mi teneva occupato praticamente 10-11 ore al giorno, non mi piaceva nemmeno un poco. Ebbene sì, sarò un folle visto il periodo difficile, ma sto scrivendo queste righe dopo aver lasciato il lavoro.

Non so se lo sai, nel caso tu lo sappia già mi ripeto, fino a venerdì scorso ho lavorato per una azienda operante nel campo delle assicurazioni vita, infortuni e tutto quel mare magnum di investimenti e risparmio… Tutte cose interessanti e utili, almeno così mi è apparto in sede di formazione, ma purtroppo mano a mano che passavo i miei giorni a incontrare clienti e ad imparare il lavoro del “consulente assicurativo” mi accorgevo del marcio che c’era nei prodotti e nelle modalità di vendita, soprattutto.

Non voglio entrare nei dettagli, ti dico solo che dopo solo sette settimane ho lasciato perché ogni volta che incontravo qualche cliente dovevo schiacciare i miei ideali per potere fare quanto mi veniva chiesto. Non potevo più continuare!

Questa rapida esperienza mi è stata però utilissima, per tre motivi:

1- Mi ha fatto capire che cosa significhi il concetto di infelicità;
2- Mi ha insegnato a porgermi due domande banalissime ma che in futuro utilizzerò come strumento di verifica delle mie attività;
3- E soprattutto mi ha insegnato cosa voglio fare davvero della mia vita!

Certamente per me è facile parlare di abbandonare un lavoro, sono il primo a riconoscere che mi è possibile solo grazie a mamma e papà che si fanno il cosiddetto e non ho l’Esigenza di portare a casa reddito, però voglio comunque raccontarti queste tre cose che ho imparato:

1- Sono una persona che affronta la vita con serenità e immensa positività, anche se qualcosa mi va male cerco di trarre del buono, ma in questa avventura ho provato realmente l’infelicità che mi si presentava sotto forma di sintomi concreti: mal di testa, raffreddore, acidità di stomaco… Insomma, ogni mattina mi svegliavo con il desiderio di ritornarmene a letto e per “scaricare” tutta questa infelicità mi sono riempito di turni nel volontariato, chiamiamola pure la mia zona comfort, che però avevano un effetto controproducente sulla giornata lavorativa successiva;
2- Questo punto è il migliore; ho imparato a porgermi le due domande, alla fine erano diventate quasi un incubo perché non riuscivo mai a rispondervi con un “SÌ” deciso e sono: “credo nel prodotto/servizio che sto vendendo/producendo?”, mentre l’altra domanda è ancora più banale: “mi piace quello che faccio?”. Niente di “epico”, nessuna pozione magica, solo due semplici domande che mi porgerò più spesso quando dovrò impegnarmi in un qualche lavoro;
3- Dopo aver risposto alle due Domande mi sono chiesto un’altra cosa: “cosa voglio fare da grande?”. Comprendo che per me questa domanda ha un peso specifico molto molto basso, a 22 anni si sogna ancora con molta più leggerezza rispetto a un uomo che, come potrebbe essere mio padre, si ritrova a 50 anni una famiglia da tirare avanti; però questa domanda non è così scontata come si può immaginare. Al lavoro ho conosciuto due categorie di persone che facevano quello che io ho odiato tanto in così poco tempo e sono: l’uomo over 50 che si è ritrovato dall’oggi al domani senza un lavoro e il giovane senza un reale sogno da raggiungere.

Io ho capito che il mio sogno è permettere agli altri di realizzare il proprio, ho individuato il mio progetto che costruirò un giorno ma sul quale ci sto lavorando già ora scegliendo di proseguire gli studi in una certa direzione. Insomma, perché non posso essere come Peter Pan? Con un sogno da raggiungere anche se tutti dicono che non si può fare! Io ho scelto la mia isola che non c’è, ora devo soltanto raggiungerla.

So che ci riuscirò perché so che la mia motivazione, il mantenere la felicità, è la migliore guida che potrei avere.

Sono perfettamente consapevole che questa paternale sul mondo del lavoro da parte di uno che ha lavorato davvero 2 mesi è assurda e un po’ presuntuosa ma se ci pensi perché non dovrebbe essere così? Perché non dovrei sognare?

E ora raccontami te, come ti svegli tutte le mattine? Ti piace quello che fai? Stai realizzando il tuo sogno?

Con queste tre domande ti lascio, mia cara lettrice e mio caro lettore, spero di averti lasciato qualche cosa da questo lunghissimo post, ora vado a cercarmi uno stage da qui a settembre, buona giornata!

E con questa canzone ti auguro tutta la felicità che ti meriti, al prossimo mese!

4 pensieri riguardo “La ricerca della felicità”

  1. A questo punto hai fatto bene, ma avresti fatto bene anche se avessi avuto la mia età, che è oltre il doppio della tua. Nel lavoro che fai, appunto, ci devi credere. Neanche io riuscirei a fare certi lavori, come l’assicuratore (che mi sa sempre di fregatura in arrivo, e così è davvero), il politico, o uno dei tanti venditori di fuffa che girano oggi: quelli che vendono solo chiacchiere, ma non quelle che mangi a carnevale.

    Il lavoro che fai, quello che ti rende felice, è il lavoro che è davvero utile agli altri.

    Non so se c’è un’età in cui è impossibile crearsi un proprio sogno, secondo me sì. Io forse quell’età l’ho superata, ma da sognatore a occhi aperti ogni tanto vedo sogni da raggiungere, per poi rinchiuderli nel cassetto impolverato.

    1. Ma c’è ancora spazio in quel cassetto? Non puoi sotterrarci sogni per sempre magari qualcuno lo puoi anche posare sul comodino e rivederlo la mattina dopo.

      Io ti ringrazio del commento, in questi giorni il commento più gentile che ho sentito, relativo alla decisione mia di lasciare, è stato “Pazzo!”. Grazie ancora 🙂

  2. C’è spazio, certo. Metterne qualcuno sul comodino, non so, forse. Ma faccio presto poi a rimetterlo nel cassetto assieme agli altri.

    1. Beh, il cassetto è lì, sempre pronto. Però provarci, anche solo con uno piccolino si potrebbe fare, non trovi?

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