Una vita calma è possibile

Stress, stress e ancora stress…

Tu lavori? Forse sì, forse no, forse lo cerchi ma qualunque sia la tua vita sono sicuro che la parola “Stress” la ripeti almeno 63 volte al giorno, dico bene?

Ho perciò pensato a questa equazione, vediamo se ti riconosci:

Lavoro/studio + vita “cittadina” = stress^2

Cosa ne pensi? Immagino che avrò compreso anche te ma probabilmente tu mi vorrai dire: “Certo Marco, devo fare ogni giorno moltissime cose e il tempo è sempre quello a disposizione: o corro o non finisco per tempo”.

Forse hai ragione però ritengo anche che questa sia più una realtà locale, italiana, piuttosto che universale e ora te lo dico con un esempio:

Sono stato 5 giorni a Berlino in vacanza con amici; Berlino non è proprio una cittadina tranquilla: il traffico è intenso, si sviluppa su una superficie vastissima ed è il cuore politico di una nazione come la Germania, mica pizza e fichi. Ingenuamente si è portati a pensare che i berlinesi dovrebbero essere stressatissimi, per lo meno quanto lo sono i corrispettivi amici milanesi o i bustocchi della più modesta città di Busto Arsizio.

Arrivato a Berlino mi sono accorto che non è minimamente così: il berlinese tipo ha l’aria molto rilassata, serena, e cammina per la sua bella città con la schiena ritta. Da buon sociologo non mi sono lasciato stupire molto della cosa e ho provato a capire perché a Berlino è possibile essere così rilassati e a Milano no.

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L’intenso studio

Dopo 5 giorni di intensa osservazione, nella foto potrai notare un momento di attento studio…

Dicevo, dopo 5 giorni di attenta osservazione sono giunto alla conclusione che le differenze sono sostanzialmente due:

  • Differenze di sistema/struttura
  • Differenze culturali

Ho fatto una scoperta eccezionale, vero?

Vediamo di approfondire, almeno in parte, le mie conclusioni.

Parlo di differenze di sistema/struttura relativamente alle diversità che esisto fra il sistema infrastrutturale di Berlino rispetto a quello milanese, burocrazia (che non conosco ma che sarà sicuramente diversa) e tutto ciò che è Stato. Sotto questo aspetto non mi esprimerò molto perché la cosa non mi compete (probabilmente direi cose insensate) e, oltretutto, ritengo che l’uomo, padrone indiscusso della capacità d’adattamento, sia in grado di riuscire nei suoi intenti adattandosi anche all’ambiente più avverso (che, per di più, ha creato lui stesso).

Pertanto mi sono così concentrato sulle fantomatiche differenze culturali, perciò, tolti gli abiti del sociologo e indossati quelli dell’antropologo, inizio il mio studio dell’alieno-tedesco: in breve mi accorgo che le differenze culturali sono pressoché nulle. Certo, sono strani questi tedeschi, hanno abitudini e mode un poco differenti rispetto le nostre ma in fin dei conti sono europei tanto quanto lo siamo noi (soprattutto i più giovani).

E allora perché diavolo (scusa) loro sono così rilassati e tranquilli mentre noi sembriamo degli scoiattoli inzuppati di caffeina?

E la risposta l’ho trovata, indossando i più confortevoli panni del sociologo, nell’atteggiamento alla vita.

Questa cosa me la sono allegramente inventata però ciò che ho osservato è questo: il relax con il quale affrontano le loro giornate non è dovuto a chissà quale equilibrio cosmico o ipnosi collettiva ma alla fiducia, in sé e negli altri, e alla razionalità strumentale con le quali vivono la loro quotidianità.

Gli imprevisti capitano e da che mondo è mondo il futuro nasconde sempre una dose d’incertezza; se perdo il treno perché sono in ritardo che senso ha imprecare? Nessuno. Più logico avvisare chi mi sta aspettando che arriverò in ritardo perché ho perso il treno.
Aiutare un turista con le indicazioni (maledettissime scritte in tedesco) dei vari treni, tram e metro, cosa ci perdo a farlo? E cosa ci guadagno? La risposta in entrambi i casi è niente, se ci fermiamo nell’immediato, ma alla lunga, e se generalizzato, ci guadagno nella consapevolezza che potrei ricevere un aiuto disinteressato quando io ne avrò bisogno. È la più antica teoria del dono.

È tutto questo insieme di piccole, piccolissime, cose che fa del berlinese un tipo molto Zen, magari all’apparenza un po’ “freddo” (tutta apparenza), che affronta la vita progettando il futuro ma preoccupandosi soltanto del presente; che non interferisce negli affari altrui con sguardi indiscreti ma si offre gentile se pensa che l’altro abbia bisogno di un aiuto.

Questo è quanto ho da raccontarti sulla mia più recente e piacevole scoperta, spero ti sia piaciuta e che, come è accaduto a me vivendolo, scoprire questo di un’altra nazione ti abbia fatto riflettere su come basti poco per rendere il mondo un posto più bello.

Al prossimo mese!

Un pensiero riguardo “Una vita calma è possibile”

  1. Sono d’accordo, soprattutto sulla teoria del dono. Fare del bene è giusto perché rende il mondo un posto migliore e lo fa (pur nel suo piccolo) nell’immediato. Non è la promessa fatta dal politico o dalla miss di turno, ma un gesto concreto che modifica il sistema per quella frazione di tempo in cui si svolge.

    Per quanto riguarda lo stress, sono invece un pessimo esempio, perché per me “stress^2” è decisamente troppo poco. Facciamo alla quinta e non se ne parli più! Ahahah!

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