Urlo!

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia…

Così inizia la traduzione del capolavoro di Ginsberg, padre della Beat Generation, che in 147 versi disegna un’intera generazione di ventenni fatta di poesia, ribellione, speranza, guerra (ancora), passioni e ancora consapevolezze nuove, musica, droghe e così via… Potrei continuare per ore.

Il punto però non è il genio di Ginsberg (non sarei in grado di sviluppare una critica soddisfacente) il punto è questa frase in apertura; non c’è giorno che non mi passi per la testa, tamburella nella mia mente come un picchio il suo ramo e lo fa con una forza tremenda.

Noi, ventenni d’oggi, siamo così simili a quella generazione, ormai di ottantenni, rappresentata da Ginsberg nel suo capolavoro.

Le nostre Menti Migliori sono distrutte dalla follia di un mercato del lavoro ospitale quanto l’Antartide, dalla follia di un sistema scolastico bloccato agli anni ‘70, dalla politica, interna ed estera, e da noi stessi… Sì proprio da noi!

Abbiamo i più alti livelli d’istruzione, abbiamo conoscenze immense a portata di click ma le buste paga più povere della pensione dei nostri nonni che lavorarono per 40 anni in catena, abbiamo i voli low cost per viaggiare ovunque in Europa ma puntiamo a comprare una casa a pochi km dai nostri genitori, passiamo ore e ore delle nostre giornate nel web, a comunicare con centinaia di persone, ma non riusciamo a spiccicare due parole in pubblico.

Siamo una generazione di mezzo, tra il nuovo mondo digitale “senza” frontiere e il vecchio mondo preso in eredità dai genitori, dove si chiamano ancora le città con Casa e a casa quando si è “arrivati”.

Noi, generazione di mezzo, però, abbiamo dimenticato che vuol dire sognare e desiderare, stiamo in mezzo tra un sogno di continuità e il desiderio di progresso: non ci muoviamo.

E pensare che avremmo il mondo ai nostri piedi… Quando ci accorgeremo? Quando avremo ormai quarant’anni? E il muto? E i figli? E la pensione integrativa? E il tempo indeterminato?

Non li avremo mai se restiamo qui, così immobili, convinti della nostra superiore unicità di ventenni. Siamo una generazione, vogliamo lavorare tutti assieme affinché questo mondo ci rappresenti almeno un po’?

Cara lettrice e caro lettore, lo so, questo post fa spavento (soprattutto se sei un ventenne) ma tutto può cambiare, se lo vogliamo possiamo cambiarlo iniziando semplicemente ad ascoltarci un po’ di più e ci accorgeremo che infondo abbiamo tutti voglia della stessa identica cosa: felicità.

Perciò, chieditelo, chieditelo ogni giorno, “io sono felice?” e la sera, dopo la solita serata piena di alcol e vuota di emozioni, chiediti “cosa ho fatto oggi per essere felice?”. Ti accorgerai che il giorno dopo inizierai a desiderare qualcosa di nuovo… Scrivi i tuoi desideri, scrivili forte sulla carta, sul muro, con una matita o con un pennarello, ma scrivili! Questo è l’inizio, il primo tassello per disegnarti il mondo della tua misura.

Credo che questo sia il post più aggressivo che abbia mai scritto e questo è il mio originalissimo augurio di buone feste perché sai, la fine dell’anno è sempre il tempo dei bilanci del vecchio e propositi per il nuovo anno. Il mio bilancio si è concluso con un ottimo ma si può fare meglio e i miei propositi sono una lunga lista dei desideri con in testa due voci: Novità & Persone.

Quando ritornerò a scrivere qua probabilmente avrò già iniziato a lavorare su questa lista dei desideri, forse già prima dell’inizio del 2015, forse già oggi, e probabilmente con l’acquisto di un biglietto di sola andata. Tu cosa farai per la tua lista dei desideri?

photo credit: peacetime bedroom via photopin cc

2 pensieri riguardo “Urlo!”

  1. Piacere, sono una delle poche ventenni che si preoccupano sempre e costantemente di non sprecare la propria vita e di combinare effettivamente qualcosa di concreto e importante. Per ora non ci sono riuscita, perché ci vuole tempo per avere dei risultati, ma ci sto provando con impegno.
    Spesso penso: e se dovessi morire domani? Se dovessi morire domani, comunque sarei contenta di aver cominciato a costruire qualcosa.
    Il lato negativo di tutto questo è che, tante volte, mi sento come se avessi trent’anni invece che ventidue… Ma ora ho capito anche che non si può pensare sempre al futuro e ogni tanto esco a divertirmi 🙂

    P.S. Buon Natale (in ritardo) e buon anno nuovo!

    1. Ciao Elisa (o Elena) ti rigrazio per gli auguri e il commento e ti chiedo scusa per il ritardo nella risposta.

      Quanto al tuo commento ti porgo una domanda: e se invece di sentirtene 30, di anni, ti sentissi sempre 22enne?
      Da quel poco che ho letto mi sembri una ragazza ambiziosa e determinata, con progetti da relizzare e obiettivi da conseguire e se fosse questo mix il tuo elisr di giovinezza?

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