Oltre i ruoli per essere più efficaci e felici

Chi mi legge, mi segue e mi conosce saprà già che oltre studiare cose belle, bere birra con gli amici e scrivere in questo blog, trascorro molto tempo facendo volontariato in diverse realtà fra le quali anche il soccorso in ambulanza.

Ormai sono quattro anni che tutte le settimane indosso la mia bella tutina rossa con le bande (ex)catarifrangenti e scorrazzo per la provincia di Varese aiutando (o almeno ci provo) questo o quel bisognoso che ha chiamato il numero unico 112.

Quando usciamo per un’emergenza, complice la divisa, gli strani oggetti che ci accompagnano, le elevatissime aspettative che i vari film americani hanno fomentato e lo stato di bisogno del paziente o l’ansia del parente, spesso siamo nelle condizioni di dover dribblare richieste esagerate che non possiamo soddisfare per i più disparati motivi. Questo scollamento tra le aspettative in noi soccorritori e ciò realmente possiamo/siamo in grado di fare è la mia prima fonte di malumori e stress per l’attività che svolgo.

Ma dopo quattro anni ho imparato a sopravvivere a questa differenza di aspettative e ho sviluppato un mio metodo, ovviamente non infallibile, che mi permette di affrontare ogni turno col sorriso; questo metodo articolato in due direzioni: la direzione personale e la direzione relazionale.

Direzione personale

Questa è la direzione su cui è più facile intervenire, è quella che si potrebbe considerare la classica “corazza” e si sviluppa in due punti:

  • conoscere le regole, ripassare i protocolli e mantenersi in allenamento: questa è la parte più attiva, tutto ciò permette di fare il proprio dovere con una certa consapevolezza che quel che si sta facendo è giusto o almeno adeguato, non permette di evitare gli errori, nemmeno di essere perfetti ma è una buona base per valutare le proprie azioni e stabilire se si doveva fare di più e meglio e da qui si impara. Per farla breve è il “Sì!” alla domanda “ho raggiunto il risultato minimo?”
  • Sano cinismo: che nella eccezione con cui lo utilizzo significa semplicemente essere consapevoli; esiste una sequenzialità di causa-effetto che non si spezza pur volendolo e facendo di tutto per conseguirlo. Vi sono eventi inevitabili, eventi imprevedibili ed eventi che pur essendo evitabili e prevedibili accadono comunque perché gli eventi non hanno un’etichetta con su scritto “ehi! Guarda che mi chiamo Andrea” no, sono quel che sono, spesso sfumati, spesso sono Andrea ma si presentano come Giovanni oppure si presentano Andrea ma noi capiamo Amedeo perché in quel momento c’è rumore. Così è.
Direzione relazionale

Questa è senza dubbio la mia preferita ed è quella sulla quale punto spesso pur costandomi molta più fatica, ma è anche quella che maggiormente mi soddisfa. È questa la direzione del team, del sapere di contare sugli altri e la consapevolezza che dove iniziano i miei limiti ci possa essere qualcuno del team che vi sopperisca.

Tutto inizia dall’ascolto degli altri, dal piacere della scoperta delle vite “segrete” di chi c’è al nostro fianco perché la preparazione teorica e pratica è uguale per tutti ma la differenza vera e propria tra un soccorso (ma anche al lavoro) soddisfacente e uno invece semplicemente svolto è dato dal Come si è svolto piuttosto che dal cosa. Così, ascoltando l’aspirante soccorritrice, scopro che è un’appassionata infermiera e allora perché non chiedere un aiuto a leggere alcuni documenti medici?, c’è anche l’imprenditore con un passato di corse nei rally che riesce condurre l’ambulanza in tutta sicurezza anche se le condizioni dell’asfalto sono pessime e poi così ci sono mille storie, come quella del farmacista arrampicatore che è rapidissimo con i nodi e anche l’impiegato appassionato di viaggi che parla tre lingue e ha sempre una storia divertente con cui rasserenare i pazienti più preoccupati.

 

Osservare i membri del mio equipaggio riuscire a trovare una soluzione creativa attingendo dai più disparati bagaglio di esperienze e storie è per me fonte di grandi soddisfazioni. Così a volte penso che l’unico valore aggiunto che possa mettere un soccorritore volontario, rispetto ad un professionista, è proprio nel suo essere volontario e quindi che nella sua quotidianità ricopre almeno un ruolo in più rispetto all’essere soccorritore.

La morale

Questa consapevolezza per i ruoli deriva dalla recente lettura de Il negoziato emotivo di Fisher e Shapiro (che consiglio) i quali sostengono che per risolvere in modo positivo un negoziato si debba tenere in considerazione le emozioni che ruotano attorno alle cinque esigenze primarie da loro individuate nell’apprezzamento, affiliazione, autonomia, status e ruolo. E proprio riflettendo sul concetto di ruolo temporaneo ho pensato a quale forza possa avere lo scoprire le varie sfaccettature nelle vite delle altre persone, perché spesso ruoli “secondari” sono per noi molto importanti e ricchi di valore, anche quando dobbiamo ricoprire il nostro ruolo principale.

Scoprire questi ruoli è difficile, richiede molta pazienza, ascolto attivo e allenamento. Bisogna poi ricordarsi che la persona al nostro fianco è prima di tutto una Persona e non il ruolo per la quale le vediamo. Una volta però superate queste difficoltà le probabilità di raccogliere grandi soddisfazioni.

E avremo colleghi più felici.

photo credit: 6 month boy via photopin (license)

4 pensieri riguardo “Oltre i ruoli per essere più efficaci e felici”

    1. Diciamo che il rispetto per l’altro nella sua totalità di persona è alla base, io l’ho dato un po’ per scontato in questo post.

      Comunque sì, hai ragione! Bisogna essere bravi a rispettare.
      Grazie per il commento!

    1. L’ho messa lì di proposito!
      Noi impariamo, sempre e costantemente, come un bambino e come un bambino non ci sono ruoli di fronte a noi ma solo Persone.

      Grazie per il bel complimento

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