Nella guerra per i diritti d’autore siamo tutti perdenti

Pochi giorni fa ho letto questa notizia dove viene riportato come il vasto (ma non troppo) catalogo di Netflix abbia subito una pesante sforbiciata negli ultimi due anni.

In Italia è ancora troppo presto per poter osservare questo fenomeno, Netflix è una realtà ancora molto acerba qui nel bel paese quindi per ora la situazione può soltanto migliorare ma fino a quando?

Prima però di entrare nel vivo di questo post dovrei inserire le dovute premesse: Netflix è l’ideal tipo di TV on demand (ma ancora senso di chiamarla TV?) che ha veramente il sapore di novità. Ecco, proprio Netflix, malgrado un successo non esattamente strepitoso, ha rappresentato una rivoluzione non indifferente nel panorama dei canali TV online attive qui nella nostra pachidermica Italia e ha spinto anche la concorrenza, praticamente fin da subito, a correre ai ripari.

Ritornando alla notizia di apertura, con i suoi dati, mi ha spinto a riflettere. Chi ha provato Netflix, o qualcuno dei suoi concorrenti diretti, si sarà accorto che manca qualcosa. Il servizio è bello, facile da usare e con un algoritmo davvero potente in grado di proporre sempre un film o serie TV di interesse, ma ciò non basta.

Chi scrive passa gran parte delle sue giornate online (ho uno smartphone quindi sono online h24) ed è abituato alle logiche che negli ultimi anni hanno contraddistinto internet: tutti contenuti che voglio e in qualsiasi momento, meglio subito.

Questo paradigma del tutto e subito non è ancora stato abbracciato in toto dal settore delle TV online in quanto dal mio punto di vista ci sono ancora due grossi limiti, e sono:

  1. Tecnici: per accedere a questi servizi è necessaria una connessione a internet sufficientemente veloce (i 2 mega fissati tempo fa come valore minimo per poter parlare di banda larga non sono più sufficienti) e stabile
  2. Burocratici: l’offerta di film e serie tv è frammentata fra tutti i fornitori di servizi di TV online (e sono tantissimi anche qui da noi) e ciascuno di essi ha qualche esclusiva che non è disponibile agli altri, perché appunto esclusiva.

La presenza soprattutto di quest’ultimo problema (per quanto riguarda le connessioni si stanno facendo passi da gigante) comporta un grosso limite per la diffusione della TV attraverso il web ed è anche una delle principali motivazioni del proliferare della pirateria.

Proviamo ad analizzare la questione: sono moderatamente appassionato di serie TV, guardo Breaking Bad su Netflix, poi nel tempo mi sono appassionato a The Big Bang Theory e la guardo su Infinity e, per non farmi mancare nulla, ho deciso di seguire anche House of Card, prodotto da Netflix ma distribuito in Italia da Sky. Quindi, se volessi seguire queste 2 serie TV e una sitcom dovrei avere un abbonamento a Netflix (9,99 € al mese), uno di Infinity (7,99€) e infine anche uno di Sky Online (9,99€ per il solo pacchetto “Intrattenimento”) pertanto ogni mese spenderei quasi 30 euro per vedere uno o due prodotti su ciascuna piattaforma e dovendo barcamenarmi fra tre distinte piattaforme, e ho voluto considerare come esempio solo le tre principali…

Tutto ciò rende abbastanza chiaro che l’utilità percepita da un utente come chi scrive di questi servizi è piuttosto bassa perché obbligherebbe a passare da una piattaforma all’altra (che noia imparare a utilizzare un nuovo servizio!) e in più costringerebbe a pagare quanto si spenderebbe per un abbonamento alla pay TV tradizionale. Per questo la pirateria, purtroppo, continuerà ad essere uno strumento ampiamente utilizzato; malgrado i tentativi di cancellarla e punirla (proprio martedì è stato pubblicato questo articolo) essa c’è sempre, granitica, solida e agguerrita, grazie ad un catalogo praticamente infinito, facilmente raggiungibile (la Fenice Cineblog ne è un esempio) e gratuito.

Con questo post non intendo assolutamente lodare la pirateria, anzi la condanno perché va a sottrarre risorse all’industria dell’intrattenimento e meno risorse significa una sola cosa: meno offerta e minore qualità.

Io intendo mettere in luce un altro aspetto ovvero che l’industria dell’intrattenimento (soprattutto online) necessiti una profonda trasformazione, penso che debba cessare di combattere la pirateria con costose e lunghe battaglie legali e debba invece imparare proprio dal suo peggior nemico. La mia idea utopica è quella di un portale dove, al centro di tutto, ci siano i contenuti, nel quale si accede sottoscrivendo un abbonamento (sicuramente più oneroso dei 9,99 di Netflix) e dove distributori e produttori mettano in vetrina film, serie tv, documentari e ogni altro prodotto per poi ridistribuire i guadagni degli abbonamenti in base al numero di visualizzazioni a la youtube. Le esclusive poi resteranno appannaggio di qualche abbonamento premium che garantisca un accesso anticipato.

Questa è la mia utopia, che non sconfiggerà mai totalmente la pirateria ma che penso possa dare nuovo vigore ad una industria dell’intrattenimento alzando ancora di più l’asticella della qualità, che permetta agli artigiani della cinepresa di farsi conoscere da un pubblico più vasto e poi, alla fine, ne guadagneremo tutti quanti: i consumatori con la qualità, produttori e distributori con più introiti.

Photo Credit: rickremington via Compfight cc

Rispondi