Ho una cosa da dirti, caro analfabeta funzionale

Attenzione!

Il seguente post è antipatico, probabilmente riconoscerai te stesso o un tuo caro fra le righe di quanto leggerai. Potrebbe anche farti arrabbiare o spaventare e, la cosa peggiore di tutte, è che non fornirò alcuna soluzione al “problema”.

Se vuoi davvero seguirmi all’interno di questo viaggio ti consiglio di accomodarti, scegli la posizione che più ti aggrada, spegni l’interruttore nel tuo cervello del pregiudizio (se ci riesci, ovvio) e lancia la canzone qui sotto.

Ora ci siamo, possiamo partire per questo breve viaggio nel mio personalissimo, non esaustivo, certamente impreciso e sicuramente non richiesto (o forse sì) punto di vista sull’analfabetismo funzionale e quale insegnamento tutti possiamo apprendere.

I motivi per cui oggi dovrai leggere i miei sproloqui sull’analfabetismo funzionale sono molti e verranno spiegati più avanti, ora però è necessario dire che cosa sia questa cosa di cui parlerò oggi:

“Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana”

(citazione da Wikipedia la quale riprende la definizione data dall’OCSE)

Dunque non si tratta di persone che non sanno leggere, firmano con una X, contano fino a dieci perché hanno dieci dita e simili. Si tratta invece di persone che hanno frequentato delle scuole, magari hanno anche ottenuto titoli di studio superiori alla licenza media ma che poi, per i più disparati motivi, hanno perso le capacità di analisi del testo, di esporre con la scrittura i propri pensieri e di utilizzare efficacemente dati espressi in forma scritta, numerica o grafica (consultare gli orari dei mezzi di trasporto, comprendere un contratto, compilare un modulo etc).

Tutto ciò è stato studiato per alcuni anni dall’OCSE, in collaborazione con istituto canadese di statistica, finché nel 2011 sono stati pubblicati risultati di questa bellissima ricerca e da questo momento in poi (in realtà i giornali italiani hanno iniziato a parlarne due anni dopo) si è scatenato il webbe con ogni sorta d’articolo in tal proposito.

Da qui in poi leggerai la mia esperienza che mi ha portato oggi a dedicarmi al blog. Non scriverò certo le cause e le conseguenze (e men che meno le possibili soluzioni) del “problema” analfabetismo funzionale perché si renderebbe necessaria una ricerca sociologica ad ampio spettro e una pubblicazione che richiederebbe sicuramente anni di lavoro.

Se pure tu frequenti assiduamente il web avrai notato come sui social c’è un proliferare di bufale, cantonate, commenti ad cazzum e pagine o blog che raccolgono tutto questo materiale frutto delle più incredibili amenità della mente e le rilanciano, talvolta schernendo altre volte amplificando il tutto perché “la ka$ta nn vuole che si sappia!!!!1!11!”. Insomma, i social, soprattutto il generalissimo Facebook, sono una Babele di intelligenze.

Questo l’ho sempre saputo, in oltre è notizia di qualche mese fa che Facebook ha aggiornato il suo algoritmo, e con esso è aumentata la possibilità dell’utente di leggere ciò che più gli interessa, portando ad alimentare il circolo virtuoso/vizioso della creazione di sfere d’interesse attorno alle proprie idee. Questo fenomeno comunque non è del tutto nuovo, qui dentro agiscono una manciata di euristiche (scorciatoie che utilizza il cervello per elaborare un gran numero di informazioni in poco tempo) che portano a filtrare le informazioni e che di solito “salvano”, e quindi ci permettono di elaborare, solo quelle che sono più vicine agli interessi, alle aspettative (già, hanno a che fare anche con la predizione di fenomeni sociali), alla cultura di riferimento e così via. Facebook quindi facilita molto di più le operazioni di filtro perché, benché io ci provi il più possibile a stare lontano dal tema calcio, ho molte più probabilità di imbattermi in notizie calcistiche nella mia vita terrena anziché in quella digitale.

Tutta questa opera di filtro e selezione è quasi perfetta ma talvolta fallisce e non certamente per “merito” della tecnologia ma per la natura molto imperfetta dell’umano che vi partecipa.

La storia, ed il motivo per cui oggi io scrivo e tu leggi (finalmente ci sono arrivato), è questa:

Un uomo che si è avvicinato da poco a Facebook e che ne fa un uso molto professionale, pertanto tutto mi lascia intendere che anche i suoi “amici” siano probabilmente ideologicamente affini a lui, perché il detto “chi si assomiglia si piglia” è sempre lì, dietro l’angolo. Dicevo, questo uomo scrive sulla sua propria bacheca di Facebook un post personale in cui si pone delle domande riguardo i sentimenti e i rapporti fra i sessi. Il post è scritto in tono direi neutro e non ha, dal mio punto di vista, la pretesa di delineare una linea di demarcazione fra un mondo giusto e uno sbagliato, per farla breve è il tipico post che se piace scatta il “mi piace”, se piace tanto al mi piace si accompagna un commento di stima e se non piace o si ignora o se tenta di argomentare, a tema, il perché non piace. Nella mia ingenuità non riesco inserire altre opzioni, soprattutto provenienti dalle cerchie di un professionista.

Invece è successo l’incredibile.

Ore e ore di commenti in cui i partecipanti a questa orgia di incomprensioni si taggavano e si citavano di continuo. Giuro, è stato uno spettacolo!

Mai avrei immaginato di leggere tutti quei commenti e soprattutto moltissimi di questi fuori tema, con opinioni personali non richieste, tentativi di generalizzare, indagini induttive sui rapporti fra i sessi e così via.

Ora, dato che il tema del post è l’analfabetismo funzionale, ti aspetteresti una filippica su di quanti analfabeti funzionali circondano le nostre vite e invece no, non mi permetterei mai di dare dell’analfabeta funzionale a persone che non conosco, che sanno scrivere in un italiano eccellente e riescono argomentare le proprie idee con efficacia; mai potrei additare qualcuno così come analfabeta!

Perché allora ho volto parlare dell’analfabetismo funzionale?

Perché in fondo lo siamo un po’ tutti, stiracchiando e storcendo il significato del termine, posso prendere questo esempio come un caso particolare in cui posso affermare: siamo tutti analfabeti!

Ok, forse il post in questione poteva facilitare il fenomeno, del resto è una opinione e quindi non ci sono elementi per poter definire un “giusto” e uno “sbagliato”, in più affrontava il tema sempre molto caldo dei rapporti affettivi fra uomo e donna, anche questo una potenziale bomba ad orologeria, e per finire, di fondo, sottostava una domanda retorica che può sempre venir presa come una richiesta esplicita di una opinione per il lettore.

Però il punto è proprio questo, è nei casi più particolari che cadiamo in errore e interagendo affidandoci a bassi livelli di attenzione, euristiche ed emozioni cosicché, con questa cornice, e si entra facilmente nell’imbuto delle incomprensioni. E questo nessuno di noi può evitarlo.

A questo punto, di solito, azzardo sempre qualche soluzione al problema ma, come anticipato all’inizio, questa volta non ci provo neppure perché per me una soluzione non c’è. A questa elaborazione distratta e alle incomprensioni conseguenti (e alle figure da analfabeti funzionali) nessuno è totalmente pronto e men che meno esiste un vaccino, una ricetta, che una volta data permette di evitarlo.

Potrei dire di fare attenzione quando leggi, di scrivere solo se hai compreso bene e altre frasi ovvie ma la realtà è che pur attuando tutto ciò cadiamo comunque in errore perché umani siamo e come tali subiamo, a volte, l’intromissione delle emozioni e per non parlare poi del passato che è sempre lì a sussurrare qualcosa.

L’unico suggerimento che mi permetto di dire è semplicemente questo: non avere vergogna di quanto detto, puoi accorgerti dell’errore e ritrattare, senza paura e senza dover per forza difendere a spada tratta la tua opinione. Infine ascolta la pancia, c’è sempre quel campanellino d’allarme che suona quando stai per perdere l’equilibrio di una conversazione e stai andando fuori tema, ascoltandolo e potrai chiedere “non sto capendo il tuo punto di vista, cosa intendi dire?”.

E ora ti saluto, buon fine settimana da analfabeta funzionale!

photo credit: Vintage Typewriter Composing via photopin (license)

2 pensieri riguardo “Ho una cosa da dirti, caro analfabeta funzionale”

Rispondi