Innovare l’innovazione: istruzioni per l’uso

Innovazione… Ripeti con me! Innovazione… Non è magnifica?

Ha un suono tutto particolare che porta con sé l’idea di movimento e di pulito e anche il suono che fanno le menti quando pensano a cose fantastiche. Lo senti anche tu questa melodia?

O forse senti quello scricchiolio dei vecchi modem 56k? O il ronzio di un schermo?

Rilassati… È normale!

Negli ultimi anni la politica e gli organi di rappresentanza dell’imprenditoria hanno usato sempre più il termine innovazione come sinonimo dell’Information Tecnology che è anch’esso utilizzato come sinonimo di dispositivi-connessi-al-web.

Io sono il primo a dire che non si può fare innovazione senza le tecnologie informatiche e il primo posto dove andrei a cercare una informazione è il web. Ma siamo così sicuri che l’innovazione sia tutta in queste tecnoliogie?

Voglio costruire il mio ragionamento partendo dalla definizione data da Treccani.it del sostantivo femminile innovazione:

innovazióne s. f. [dal lat. tardo innovatio -onis]. – 1. a. L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione e sim.: la nostra società richiede una profonda innovazione, o, al plur., profonde innovazione; innovazione politiche, sociali, economiche. b. In senso concr., ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produ

Sorgente: innovazióne in Vocabolario – Treccani

Vorrei che ti concentrassi sulla prima definizione, anzi proprio sulla prima parola per definirla: Atto.

L’innovazione è un atto! Una azione umana che, proseguendo nella definizione, comporta l’introduzione di alcune novità in ciò che viene svolto regolarmente.

Quindi quella tecnologica è solo una delle tante tipologie di innovazione e quella dell’information tecnology è ancora una tipologia fra tutte le tipologie possibili di innovazione tecnologiche. E così penso:

si fa veramente innovazione quando mettiamo un po’ di internet qui e un po’ di web lì?

La risposta che mi sento di dare è un enorme NO.

Secondo me no, non si fa innovazione così e forse, paradossalmente, si va a complicare ulteriormente un sistema già complesso (piccolo esempio, che non credo tutti sappiano: gli atti prodotti dai comuni, le cosiddette delibere e determine, devo essere conservate e archiviate sia in forma cartacea che in forma digitale così il lavoro per gli uffici viene raddoppiato in quanto prima di ogni archiviazione è necessario scansionare i documenti, raccoglierli, catalogarli e archiviare il tutto in costosi server prima di procedere nell’archiviazione del cartaceo). E se questo accade nei nostri comuni, chissà cos’altro accade nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende grandi e piccole e minuscole?

Io ritengo che innovare sia innanzitutto una forma mentis, un modello culturale che chiunque possa apprendere e vorrei provare a definirla attraverso quanto sto studiando in questo periodo per scrivere la mia tesi che sì, tratterà anche di innovazione. Quindi la cultura dell’innovazione, dal mio punto di vista, è:

  • Informazione:

Per innovare è necessario, come l’acqua è necessaria alla sopravvivenza, di informazioni e la distribuzione e la raccolta di queste trova nell’information tecnology il proprio terreno fertile in cui attecchire. Purtroppo trovare le informazioni che servono è un lavoro lungo, complesso e molto costoso, per questo consiglio fortemente di avvalersi dell’aiuto di professionisti esterni.
Ma per chi abbia voglia di fare uno sforzo in più e procurarsi da sé le informazioni che mancano, soprattutto se si conosce già quali informazioni si vuole ottenere, c’è la possibilità di sfruttare una risorsa estremamente potente e alla portata di tutti: l’Università. E non parlo soltanto di iscriversi a un corso di laurea o ad un master ma sto parlando di un’altra cosa, ancor più pratica, ovvero: i professori il più delle volte pubblicano il programma del proprio corso di laurea sui siti delle facoltà in cui insegnano e quasi sempre corredano il tutto con i testi di riferimento e così, a zero spese, hai fra le mani i migliori libri in cui recuperare le informazioni che cercavi

  • Analisi delle informazioni:

Le sole informazioni però non bastano, una volta raccolte bisogna anche organizzarle in funzione dello scopo che ci siamo dati (piccola anticipazione), dobbiamo leggere fra le righe di quanto raccolto, mescolare, sintetizzare, estrarre e ancora mischiare. È un lavoro duro, forse è ancora più duro del lavoro di raccolta di queste ma è essenziale, senza di esso non si può preparare il campo per il cambiamento

  • Avere un obiettivo:

Sembrerà banale ma l’innovazione parte dall’idea di innovazione desiderata. Magari l’idea è confusa, un po’ traballante, ma senza di essa non si agirebbe!
Lo scrivo come terzo punto perché secondo me non può essere sempre il punto di partenza del processo innovativo, a volte si innova per caso, a volte mentre si lavora per una innovazione diversa e così via. L’innovazione è un viaggio verso una meta, magari, proprio come un viaggio, si vuole raggiungere un luogo e poi si scopre di aver raggiunto un nuovo luogo, forse migliore, forse no.

  • Avere un sistema di feedback:

Innovare è bello, applicare il cambiamento sarà anche eccitante, lavorare per uno scopo edificante ma poi, come fai a capire se l’obiettivo è stato raggiunto? E in che misura lo hai raggiunto?
Ho detto prima che fare innovazione è un viaggio verso ma come capisco se sono arrivato al punto in cui pensavo di arrivare? I cartelli stradali, il mare, la tal roccia dalla forma caratteristica, sono sistemi di feedback “naturali” ma se non sono presenti naturalmente è necessario crearli, come le bussole per i capitani d’altri tempi e così, una volta stabilito l’obiettivo, bisogna poi fissare dei riferimenti per dire sì, sto procedendo bene

Così, tutti questi punti, intrecciandosi fra loro come punti su una ruota a raggi, compongono la mia visione della cultura dell’innovazione; come un sistema complesso che agisce, che prova, si sbaglia, si corregge, si migliora e agisce di nuovo. A questi quattro poi vorrei aggiungere un quinto punto che ritengo essere trasversale a tutti i precedenti e di fondamentale importanza: la Sincerità. Sincerità soprattutto con sé stessi, prima che con gli altri; un grave errore che comunemente commettiamo è quello di credere che ciò che stiamo svolgendo sia giusto, sia il migliore possibile, sia perfetto. È nostra tendenza (dovrei a questo punto parlare di euristiche e bias ma ti evito la lezione di psicologia cognitiva) ad accrescere le dimensioni dei successi e a minimizzare gli errori e le problematiche, per questo suggerisco di non lavorare mai da soli ma di farsi aiutare da qualcuno che vada a rivestire i panni dell’”avvocato del diavolo”, almeno ogni tanto, per scoprire eventuali errori e sbandate occorse nel procedimento.

Chiaramente tutto ciò non è esaustivo, né completo (del resto affronterò il tema dell’innovazione solo in parte all’interno della mia tesi) ma credo sia sufficiente per chiarire un concetto: innovazione è prima di tutto un modo di pensare, poi di agire.

E per salutarti vorrei lasciarti con questo famoso aforisma di Proust che raccoglie l’essenza di tutto ciò detto in questo post:

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.

Photo Credit: Ian Sane via Compfight cc

4 pensieri riguardo “Innovare l’innovazione: istruzioni per l’uso”

  1. Ciao Marco,
    condivido in pieno. L’innovazione è questione di cultura e di azione e le università sono, a mio parere, le cattedrali della cultura. Sono state sviluppate negli anni diverse tecniche e diversi strumenti di generazione dell’innovazione – ovviamente, duole dirlo, ma la maggior parte all’estero – che consentono di progettare nuove idee in modo sistemico e strutturale.
    Oggi non si sopravvive, come anche tu hai scritto, senza innovare, figuriamoci se si può parlare di eccellere senza innovare. Mille auguri per la tua tesi! E complimenti per l’articolo.

    1. Grazie Angela!
      Sì, ho pensato anche a questo modo di fare, avendo in mente come si fa innovazione in altre parti del mondo (ma anche qui da noi, comunque, ci sono grandi eccellenze). Se hai fra le mani qualche lettura sull’innovazione sistematica in altri paesi, mi piacerebbe molto leggerli.

  2. Su come innovare in modo integrato e sistemico: modelli di business (Creare modelli di business), Strategia Oceano Blu (ultima versione aggiornata nel 2015), Ten types of Innovation, 4 lenses of innovation… poi c’è anche un piccolo blog che ne parla in modo accessibile a tutti…spiegando tecniche evolute con l’ausilio di romanzi e film 🙂

    1. Wow grazie!
      Ora sono un po’ sommerso per via della tesi ma sono certo che presto farò una scorpacciata dei testi da te suggeritemi.

      (e penso diventerò abituale frequentatore del tuo blog)

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