Pausa

A novembre ho iniziato una nuova “avventura” per il blog proponendomi di scrivere ogni mese due post; dopo i primi quattro mesi con questo piano editoriale i risultati devo dire che sono stati soddisfacenti, a volte anche sorprendenti.

Oggi però leggerai qui la mia intenzione di non rispettare l’impegno per questo mese. Le prossime righe comporranno l’unico post che pubblicherò a marzo perché i programmi bisogna seguirli, i compiti portarli a termine ma è ugualmente importante capire perché si è deciso di fare una cosa ed è anche utile fermarsi a volte.

Il mio blog è uno spazio di condivisione di idee e lo vivo con leggerezza, quasi come si faceva da bambini al gioco “facciamo finta che”. È un gioco ma per questo non è meno utile di qualsiasi attività che potrebbe occuparmi le mie giornate e proprio perché un gioco deve rimanere leggero, non deve costituire un fardello.

Con queste premesse, per rispetto mio e soprattutto tuo che leggi, ho deciso che in questo mese di marzo, ricco per me di esami, impegni e anche svago (proprio ora sono a Vigo di Fassa con alcuni amici), non ci sarà nessun altro post. Non scriverò nulla a marzo.

Arriverà presto, con rapidità imbarazzante, aprile e allora riprenderò la mia solita programmazione, con gli abituali post dove esperienze personali, conoscenze apprese a lezione e qualche sfumatura di sociologia si incontrano.

Questo è quanto, ci ritroveremo qui l’otto di aprile, stesso luogo e stessa ora. A presto!

Marco

photo credit: Play via photopin (license)

AAA nocchiere cercarsi

Sono sempre stato uno studente modello (a modo mio), anche in quegli anni bui che precedono il diploma. Così tanto modello che ancora oggi, dopo quasi 5 anni dal diploma (‘cidenti se vola il tempo!), vado di tanto in tanto all’ITIS, anzi ISIS (Istituto Statale di Istruzione Superiore), che ha avuto la fortuna di vedermi tra gli iscritti.

Proprio ieri mattina sono andato a fare uno delle mie abituali, ma non troppo, visite per salutare alcuni docenti, osservare quali personaggi pittoreschi conseguiranno un diploma e fare anche pubblicità a quell’entità disgraziata che l’università italiana. Perché se tutti questi dati statistici (QUI e QUI ci sono due rapporti sugli andamenti dell’istruzione) portano alla luce un costante calo del numero di iscritti all’università e, un ancor peggiore, tasso d’abbandono dei vari percorsi scolastici, una qualche correlazione con la crisi economica, e il suo perdurare, ci sarà.

Ora, cercare di illustrare qui, brevemente, una possibile causa del fenomeno è impossibile. Dovrei fare una ricerca sociale molto approfondita che poi sicuramente non avrai neppure voglia di leggere (e io non sono nemmeno pagato per farlo) quindi ho pensato bene di selezionarti alcuni articoli che illustrano in breve il fenomeno dell’abbandono scolastico e la correlazione tra questo e la crisi economica (abbandono scolastico e qua un lungo articolo che correla crisi economica e livelli d’istruzione).

Ma torniamo ora alla mia esperienza, a questa avventura nella giungla chiamata Istituto Tecnico, ed ecco che cosa ho avuto modo di osservare:

Ho osservato che, tra Loro e Me di cinque anni fa, non c’è nessuna differenza: le aule sono sempre le stesse, metodo di insegnamento pure, professori anche (nell’elenco dei professori ho trovato nomi di docenti prossimi al pensionamento da almeno 3 anni), laboratori idem. Addirittura non è ancora stato ultimato un progetto che avevamo avviato noi quarta di sei anni fa.

Parlando poi con i professori e i ragazzi il quadro si fa drammatico in quanto i professori sono sfiduciati, obbligati a lavorare con programmi scolastici obsoleti, e i ragazzi svogliati e disinteressati, che fanno ciò che devono fare perché è l’unico modo per ottenere il famigerato foglio di carta. Ho poi provato a chiede ai ragazzi dei loro progetti per il futuro e così degli occhi straniti mi hanno guardato come se avessi chiesto di indicarmi un allevamento di unicorni; pochi hanno una idea di futuro rappresentata dall’iscrizione all’università… E io ho rivisto la mia classe, in quinta, in navigazione senza meta.

Nulla è cambiato in quella scuola negli ultimi cinque anni, io però sono cambiato molto e vedere quella situazione mi ha intristito molto. Lì ho visto il futuro che ci potrebbe attendere se non si agisce un cambiamento vero e non i soliti proclami di X miliardi di euro.

E così penso: “tutta colpa della crisi economica?”. Quella vista ieri è una delle principali cause della crisi economica ma tanto questo non è un problema, perché “di cultura non si mangia”.

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Un compleanno speciale: #EkisBday

Domenica scorsa, 1 febbraio, la mia sveglia è suonata all’alba; con ancora il sole basso sono uscito di casa diretto alla stazione perché alle 8 dovevo essere al Teatro dal Verme a Milano perché qualcuno, Francesca, mi ha coinvolto (e convinto) ad essere fra le fila dello staff della YourSmartAgency.

L’occasione di lavorare ad un live twitting al fianco di professionisti come Benedetto, Paolo e Irene (e mi spiace per l’assenza di Daniela) è stata una fortuna non indifferente, se poi si aggiunge anche la possibilità di incontrare altri Blogger e SocialCosi conosciuti qui e là “nell’internet” il gioco è fatto: IRRIPETIBILE! Già così, con queste “premesse”, ci sono tutti gli ingredienti per qualcosa di grande… Ma non è finita qui!

Già perché alle 8 a Teatro non c’era mica una radunata di SocialCosi bensì l’Ekis Evento ovvero l’Ekis Birthday che, per dirla alla social, si scrive #EkisBday (qui trovi tutti i tweet).

Il compleanno di Ekis, questa azienda che si occupa di coaching da anni, è un evento benefico chiamato Beautiful Day dove si ha la possibilità di seguire gli interventi di alcune personalità di spicco, ognuno nel proprio campo, che mi ha ricordato i più famosi TEDTalks.

Quindi, tra un tweet e un retweet, sono anche riuscito a seguire gli interventi dei vari relatori che si sono susseguiti sul palco del teatro; è stato molto interessante per me ascoltare le storie di tanti uomini e donne, ognuno di loro con un passato e origini (sia geografiche che professionali) differenti.

Ascoltandoli sono riuscito a comprendere quale fosse la chiave di volta che li ha portati ad essere quella domenica su quel palco: l’umiltà.

Penso che sia facile cadere nel vizio della superbia quando si vincono quelle sfide che contano, quando si conseguono, uno dietro gli altri, gli obiettivi prefissati e quando poi il mondo in cui si vive inizia ad attribuirti l’etichetta della “persona-di-successo” (quale successo?); probabilmente lo farei anche io, per quanto mi ritenga umile, non nego che potrei cadere nella tentazione di pensarmi una persona migliore rispetto a tutti coloro che mi circondano.

Perché loro sono così umili?

Ci ho pensato, in questi giorni ci ho pensato e ripensato, e ho ipotizzato che la loro umiltà non sia una specie di medaglia che il “successo” gli ha donato come omaggio insieme a quelle altre che sono nella dotazione standard della persona-di-successo (stima, denaro, serenità e così via). Se così fosse andrebbe contro le sacre leggi della statistica… E allora?

Mi sono risposto che questa umiltà altro non è che uno strumento (mi sono immaginato un trapano) presente nella cassetta degli attrezzi di ognuno di loro.

È quello strumento indispensabile che ti ricorda sempre che per raggiungere un determinato obiettivo dovrai insistere, probabilmente fallirai anche, spezzando la tua punta più e più volte, ma nonostante ciò non dovrai arrenderti. L’umiltà ti ricorda che comunque non sei solo: potrai sempre chiedere aiuto a qualcuno, che sia un amico, un parente o anche la prima persona che incontri perché se l’obiettivo ti è ben chiaro nella mente, un modo per realizzarlo lo troverai – indipendentemente dal percorso da percorrere.

Questa è la mia idea di umiltà vista (inteso proprio come sensazione) domenica scorsa. A fine mese sarò ad un altro evento Ekis, ma come partecipante, e andrò con l’intento di individuare negli altri partecipanti proprio questa particolare umiltà, oltre ovviamente a portarmi a casa quanto più questa due giorni mi offrirà. Ci riuscirò?

photo credit: “Maybe It’s Another Drill.” via photopin (license)

E tu segui l’istinto?

Hai osservato un gatto? O un cane? O un animale qualsiasi?

Hai visto come vivono la loro vita?

Fanno solo quello che vogliono (e anche se addestrati fanno quello che vogliamo noi perché gli piace). Ma perché?

Perché per ogni volontà c’è un istinto che gli dice cosa e come fare. La libertà pura dell’animale è dettata dalla coercizione dei propri istinti.

E tu? Quale istinto ti dice cosa e come fare?

Quella smorfia la conosco, è quella del “ma che stai dicendo?”.

E io ti ripeto… Quale istinto?

L’umanità è così convinta di essere in grado di controllare gli istinti che si dimentica molto spesso di essere prima di tutto una delle tante specie del vastissimo regno animale. Quindi, ancora una volta, qual è l’istinto che muove le tue azioni?

Starai pensando, forse, all’istinto di sopravvivenza (sia del singolo individuo che della specie), ne sono certo, ma così non si spiegherebbero scelte di vita che vanno contro questo istinto. Cultura 1 – Biologia 0.

Potrei continuare così all’infinito… Ma allora perché prima ti ho parlato di istinti e ora ti ho smontato l’Istinto per eccellenza, quello che chiunque ritiene sempre vero?

Il mio motivo è semplice: da buon sociologo ritengo che prima dell’individuo ci sia la società e quindi che, prima degli istinti, ci sia la cultura. Però devo anche ammettere che come sociologo sono strano: la decisione di proseguire gli studi nel campo delle scienze cognitive, con un occhio di riguardo alle neuroscienze, mi porta a sporcarmi la coscienza con la psicologia pertanto la separazione individuo/società è un artificio buono solo alla distinzione tra entità singola ed unica e un’entità composta. Forse mi servirebbe un neologismo.

Con ciò ritengo che l’unico istinto che caratterizza la nostra specie sia l’Istinto alla Conoscenza; conoscenza intesa come curiosità, amore per la scoperta. Siamo biologicamente programmati per stupirci e non c’è altra specie come la nostra che fa del punto di domanda la propria bandiera.

Ora, ritornando a noi, ti ripeto la domanda: quale istinto ti dice cosa e come fare?

Ancora niente? Non è che ti stai arrendendo alla società e il tuo amore per la scoperta si stia atrofizzando?

Per evitarlo, per allenare questo istinto ti affido un compito: riprendi a fare domande, chiedi agli altri qualcosa, interagisci e ogni tanto fermati, prenditi il tuo tempo e interrogati tu stesso su quello che stai facendo o che vorresti fare. Come puoi dire agli altri cosa e come fare quando tu stesso non sei convinto di cosa sia meglio per te?

Ora ti lascio con una citazione di Fromm, autore che in questi giorni mi sta accompagnando nei miei spostamenti in treno, ed è la seguente:

Lo scopo principale della vita deve essere lo sviluppo completo dell’uomo, e non le cose, la produzione, la ricchezza o gli averi; lo stesso processo vitale deve essere davvero visto come un’opera d’arte.”

Photo Credit: “Mongo” via Compfight cc

Un dono per iniziare bene l’anno

Il duemilaquindici è iniziato da pochi giorni e ha già tutte le caratteristiche, purtroppo, per rimanere alla storia.

Io oggi quindi ho il difficile compito di inaugurare, sul mio blog, questo anno nuovo. Nei giorni scorsi ho pensato un po’ a cosa scriverci ma gli eventi pubblici e soprattutto gli eventi privati (stamattina ho dato un esame) mi hanno pesantemente influenzato e quindi troppe idee tutte assieme hanno prodotto il nulla.

Mi sono quindi ritrovato il martedì prima del giorno X di pubblicazione con:

  • Poco tempo per ripassare tutto;
  • Un post da scrivere;
  • Zero idee da cui partire;
  • Zero voglia di trattare i miei abituali argomenti.

Ho così deciso di ripiegare su questo: una bellissima TED Talks (ci sono anche i sottotitoli in italiano) che è allo stesso tempo scienza (di quella che piace a me), psicologia e storia di successo. Questo altro non è che un piccolo dono selezionato per te: spero vivamente che ti aiuti ad affrontare con maggiore fiducia in te stesso queste giornate un po’ turbolente.

Buona visione.

PS: ti prometto che il prossimo post sarà qualcosa di originale. Fino a marzo non ho esami in vista, solo tanti corsi e un paio di progetti da costruire.

photo credit: alessandrobl via photopin cc

Ti serve quella domanda!

Caro lettore e cara lettrice, dovresti ormai sapere che mi piace essere quanto più chiaro possibile e anche questa volta sarà così! Proprio per questo ti dico subito, già da ora, che questo post sarà Banale.

In questo post incontrerai una serie di informazioni che sono radicate nel nostro senso comune a un punto tale che spesso si trovano anche nei modi di dire. E allora perché scrivere un post banale?

Lo scrivo perché una cosa, anche se banale, talvolta si scopre essere meno banale di quanto sembra… Basta porsi le domande giuste!

Ma di cosa sto parlando?

Sto parlando di una esperienza, come sempre, che ho vissuto il weekend appena passato e mi ha permesso di capire una cosa che qualsiasi treenne capirebbe: non voglio fare le cose che non mi va di fare. Leggi tutto “Ti serve quella domanda!”

La semplicità del talento

Cos’è il talento?

Dico sul serio, che cos’è? Io non l’ho mai capito… O meglio, la Treccani non mi ha mai dato una risposta convincente.

La definizione che si avvicina di più al senso comune è “Talento come dono del Signore” capisci che, da non credente, questa definizione mi è incomprensibile?

Leggendo qui e là, soprattutto QUA, ho iniziato a comprendere che l’idea “filosofica” di Talento nasconda qualcosa di pragmatico, qualcosa come preparazione unita a semplicità d’esecuzione.

Però, anche con queste stupende informazioni, non ho mai capito come individuare il mio perché, finché si tratta degli altri, è facile, ma quando si tratta di Sé, come si riesce? Ma se sono qui a scrivere di Talento un motivo ci sarà…

 

Il tre settembre ho finalmente capito qual è il mio e, cosa più importante, ho capito che vuole dire Andrea quando parla di Talento. Il talento è il mix perfetto di entusiasmo, competenze e semplicità. Ah, altra cosuccia! Il Talento è pragmatica, si ricollega al fare anche se questo “fare” può non essere tangibile. Il Talento è comunque un artifizio, una “creatura” umana.

Adesso provo a illustrarti quello che intendo dire e poi ti fornisco il mio “caso” come esempio, però te lo annuncio da subito, capirai qual è il tuo Talento solo quando la consapevolezza ti folgorerà.

Perciò, via con il primo ingrediente:

Entusiasmo

È la gioia di fare, altro non è che la luce negli occhi di quando ti applichi in qualcosa che ti piace fino in fondo: lo riconosci facilmente perché non ti stanchi mai; non importa l’ora, il carico d’impegno o la to-do-list fitta, se nella tua mente c’è soltanto il tuo obiettivo questo “rumore” diventa un accompagnamento alla melodia della tua azione.

Competenze

Il talento NON è un dono del Signore, il talento è un frutto delicato che si coltiva. Va bene che ti piace fare una cosa ma se la effettui soltanto con tutto il tuo entusiasmo ti divertirai un sacco ma otterrai poco. Il Talento si coltiva attraverso una attenta dedizione: ci si allena tanto, si studia di più e si sbaglia n volte. Già, gli errori insegnano molto più di quanto si pensi (il detto sbagliando si impara non è una giustificazione) ma sbagliare è frustrante e talvolta, prima di ottenere dei risultati apprezzabili, si è costretti a sbagliare molte molte volte; per nostra fortuna c’è l’entusiasmo a farci da comodo cuscino sul quale atterrare ogni volta i ripetuti sbagli e fallimenti ci portano a considerare l’abbandono una soluzione.

Semplicità

Questa è l’ultima e la più complicata. È la qualità più infima del talento e sai perché? Perché è quella che ci fa pensare al “è troppo facile per essere vero”. E se ti dicessi che il tuo talento è in quello? Nello svolgere facilmente, con Semplicità, una attività che per altri tanto semplice non è?

Il Talento è semplice, è la riduzione ai minimi termini di una azione che per qualcuno, non talentuoso nel tuo campo, può essere indistricabile e fonte di frustrazioni. Sei riuscito a individuare il tuo Talento? Ancora no?

Sai che non mi stupisce? Purtroppo quando guardiamo a noi stessi difficilmente riusciamo ad essere obiettivi, fenomeni di sottovalutazione o sopravalutazione delle nostre capacità sono all’ordine del giorno, per questo ora ti dico che un altro elemento è quello che più di tutti mi mi ha aiutato a capire meglio me stesso, e si tratta del…

Ascolto

Proprio così, ascoltando gli altri, osservando e carpendo i loro feedback (verbali e non) ci può essere di aiuto per comprendere se quello che ti riesce così facilmente è un vero talento oppure riesci in una cosa semplice per i più.

Perché all’inizio può non essere facile accorgersi del proprio talento, non tutti i Talenti si posso spendere in azioni che riportano a risultati concreti nell’immediato; alcuni talenti permettono di ottenere risultati concreti soltanto dopo alcune settimane, se non addirittura anni, passando così inosservati.

 

L’Ascolto ho voluto aggiungerlo a parte perché è lì che deve stare, è una azione che bisogna ricordarsi di svolgere sempre, ogni giorno, mentre si studia per migliorarsi, mentre si svolge una attività o quando si è appena conclusa e ci si congeda… Io mi sono accorto del mio Talento al termine di un campo di formazione di Croce Rossa in quanto, per valutare la nostra preparazione, siamo stati divisi in piccoli gruppi di lavoro e portati a progettare una attività: è stata una soddisfazione immensa, per me, ascoltare i ragazzi con cui ho lavorato esprimere critiche positive nei confronti del gruppo creato e di quanto fosse stato piacevole e soddisfacente lavorare in team.

La scorsa settimana sono così riuscito a scoprire quello che, in cuor mio, sono sempre stato convinto di sapere: creare gruppi di lavoro efficaci.

Adesso tocca a te, è il tuo momento, prova a riflettere su ciò che ti piace fare, ciò che è per te facile e quando lo hai trovato impegnati più che puoi a perfezionarti, senza mai dimenticare di ascoltare i feedback che l’ambiente ti fornisce.

Se vuoi invece raccontarmi come hai scoperto il tuo Talento e aiutare gli altri lettori a scoprire il proprio ti invito ad andare qui sotto, nello spazio riservato ai commenti, e a dare libero sfogo alle tue idee.

Photo Credit: eaglesnestphoto via Compfight cc