VOTA CHI LEGGE!

Vorrei fare una piccola premessa: l’idea iniziale di questo blog era di raccogliere riflessioni conseguenti a ciò che in prima persona vivo con amici e compagni di corso, ma ieri sera è accaduto qualcosa in famiglia che vorrei raccontare.

Come tutte le sere, cenavamo a tavola davanti alla TV ed in onda c’era il solito programma-spazzatura col quale il digitale terreste allieta le nostre serate in famiglia. Quel genere di palinsesto non mi soddisfa per nulla, ma per evitare le solite accuse di essere un rompiscatole resto zitto e mi concentro sul mio piatto. Almeno finché parte la pubblicità, quando, con una mossa fulminea, e sfruttando il calo dell’attenzione conseguente, cambio canale, passando ad uno notiziario. Il babbo si accorge immediatamente del mio “attentato” e commenta così: “Uff… ancora?” visibilmente scocciato, (ricca di significato è stata infatti l’espressione che ha accompagnato queste parole). A questo punto mi è sorto spontaneo chiedere come lui si informi su ciò che accade nel mondo. Del resto quest’oggi nessun telegiornale è stato seguito durante il pranzo e, che io ricordi, nemmeno durante la cena di ieri. La sua risposta è rapida: “Io ne ho visto uno stamattina e poi guardo Sky tg24, dove danno più notizie”. Così ho scoperto che mio padre riesce guardare il telegiornale dormendo, visto che quando si siede di fronte alla TV della mansarda crolla come un orso in letargo.

Dopo questa lunga ma necessaria introduzione, arriva la mia riflessione: come possono persone come mio padre prendere decisioni serie e ragionate su come meglio esercitare il proprio diritto di voto? Perché si è arrivati a questo? Anche se forse, dopo questa mia “sparata”, mi si potrebbe accusare di arroganza nei confronti di chi non si informa, sono certo che si potrebbe sviluppare un interessante dibattito su uno dei diritti più importanti ma allo stesso tempo più sottovalutati della partecipazione civile attiva.

Difficile tirare conclusioni risolutive nel post di un blog. Quello di cui sono certo che questo atteggiamento menefreghista nei confronti di ciò che succede appena fuori la porta sia sempre esistito e che sia incrementato in questi ultimi tempi come difesa inconscia ai continui bombardamenti mediatici operati da mass media che scelgono sempre le notizie più sciocche. Ma non per questo va giustificato, anzi, individuarne la causa può essere un punto di partenza per la ricerca di una soluzione.

Quanto c’è di vero in ciò che vediamo?

Da buon aspirante sociologo (o da fancazzista come direbbe qualche amico) sono iscritto in vari social network e sto iniziando a scoprire come in questi strumenti la fotografia, sia sempre più centrale nell’esperienza d’uso di questi strumenti tant’è che è nato di recente anche un social network che fa della fotografia il principale canale di comunicazione. Sarà la moda del momento, saranno gli smartphone con strumenti sempre più sofisticati, saranno le varie app alla Instagram che fanno di un qualsiasi iphoniano un grande artista ma sempre più spesso mi imbatto in fotografie meravigliose, istantanee che starei ad osservare per minuti solo per apprezzarne ogni sfumatura, ogni ombra di quella perfezione ma poi le sinapsi partoriscono una domanda: ma quanto c’è di vero in questa meraviglia?

Puff… Magia finita e inizia la riflessione: noi, gente nata alla fine del secolo scorso, quanto dobbiamo meravigliarci davanti ad una fotografia?

Photoshop e il fotoritocco ormai ci hanno privato anche di questo, non è più così facile distinguere l’immagine reale, bella perché l’artista dietro l’obiettivo è riuscito a immortalare in un istante un capolavoro, da una fotografia fatta con gli strumenti giusti e poi adattata in studio per essere quel che il fotografo vuole che sia.

Questa incapacità di distinguere il vero dal ritoccato va a privare alle immagini il loro unico immenso pregio: la possibilità di immortalare per sempre un istante del mondo davanti l’obiettivo, una capacità immensa che ha fatto la storia, e la fortuna a volte, di molte persone che con i loro scatti sono riusciti a cogliere emozioni, documentare avvenimenti e a ricordare ai posteri come eravamo in quell’istante speciale in cui la macchina ha fatto “clic”.

Ora, tutto questo si è perso perché anche la fotografia più bella, scattata da un artista dell’istantanea subirà l’inesorabile scansione dell’occhio alla ricerca dei segni di una ritoccatina, vera o presunta, e questo scetticismo intellettuale, che chiunque ormai pone difronte ad ogni immagine, copre le emozioni che questa forma d’arte è in grado di scatenare.